Il futuro del made in Italy

Giu 23, 2015
Il futuro del made in Italy

Un’azienda familiare che da tre generazioni è dedita alla lavorazione conto terzi di lamiere e tubi. La storia di Sarzi Lamiere è indissolubilmente legata alla famiglia Sarzi, che negli anni ’70 l’ha trasformata in Spa e con la crisi del 2009 è riuscita a mantenerla saldamente ancorata al mercato dell’automotive. “Il passaggio verso questo settore, che rappresenta oggi il nostro core business -spiega Mario Sarzi Amadè – è avvenuto all’inizio degli anni 2000 e ci ha permesso di superare la pesante crisi che ha colpito il mercato”. Grazie ai continui investimenti, soprattutto nei processi produttivi, Sarzi Lamiere ha ampliato le proprie quote di mercato in Europa servendo i più importanti clienti del settore. “Il 2014 è stato un anno importante segnato da una decisa ripresa soprattutto dei mercati esteri, tanto che stiamo anche monitorando Paesi extraeuropei come la Russia ed il Brasile. Per ora però, siamo in una fase di studio”. Il restante 20% del fatturato viene realizzato sul mercato interno, che però ha ancora diverse criticità. “In Italia ci richiedono una fornitura just in time – continua Sarzi – e questo, nonostante la flessibilità con cui abbiamo organizzato la produzione, rende più difficile l’evasione degli ordini”.
Uno staff composto da sessanta dipendenti stabili a cui si aggiunge una quota di lavoratori interinali per fare fronte ai picchi di domanda. “Negli ultimi cinque anni abbiamo assunto a tempo indeterminato diversi lavoratori, organizzando anche corsi di formazioni interni: nonostante l’alta tecnologia dei nostri macchinari, alcuni reparti necessitano di personale altamente specializzato”. Cuore della Sarzi Lamiere è l’ufficio tecnico che assiste i clienti dalla fase di progettazione, utilizzando il Cad tridimensionale, fino alla fase della lavorazione. L’azienda è certificata secondo gli standard del settore Automotive ISO/TS 16949 e ISO 14001 per quanto riguarda l’ambiente. “I nostri prossimi obiettivi – conclude Sarzi – sono l’ottimizzazione delle risorse nonché il continuo ampliamento del nostro mercato. Pur disponendo già di tecnologie avanzate desideriamo continuare ad investire in macchinari sempre più performanti”.

Fonte: www.corriere.it/promotion/speciali-economia/ilfuturodelmadeinitaly03